Partiamo da Anna Speciale: chi è, cosa fa, perché è approdata nella vigilanza privata e come è stata accolta in un settore ancora prevalentemente maschile.
Anna Speciale è una donna di 47 anni, Maresciallo capo, Security manager e vice responsabile servizi per Patrol Vigilanza. Sono approdata nella vigilanza quasi per caso: ero all’ultimo anno di medicina e chirurgia ma cercavo un lavoro. Mi è stato detto “vieni a firmare il contratto domani”; l'ho fatto ed eccomi qui. Dopo un inizio difficile mi sono appassionata, anche se sono tuttora l’unica guardia giurata donna nell’istituto e devo coordinare 10 pattuglie - tutti uomini - ogni notte. Mi salva il mio caratterino!
Parliamo allora di Patrol vigilanza: qual è il vostro target? Quale modello di business sposate?
Patrol Vigilanza si occupa di tele e videosorveglianza, pattugliamento notturno e servizi di piantonamento. Avendo piccole dimensioni, puntiamo sulla qualità dei servizi più che sulla quantità: offriamo infatti livelli di personalizzazione e vicinanza al cliente che spesso possono fare davvero la differenza. Anche per questo le agenzie a cui ci affidiamo si rivolgono ad un target qualitativo medio-alto. Sul piano tecnologico, stiamo implementando videoanalisi ed AI nella centrale operativa, anche se nel nostro territorio l'innovazione fatica ancora a prendere piede.
Parlo ora ad Anna la guardia giurata: perché nessuno vuole più fare questo mestiere? Cosa si può fare per migliorare la situazione?
Devo purtroppo dire che i giovani oggi non hanno grande propensione al sacrificio (nella vigilanza si lavora di notte, weekend e festivi). E quando troviamo un candidato entusiasta, ci vuole talmente tanto per arrivare all’assunzione (alcune prefetture rispondono a 180 giorni dalle istruttorie) che l’interesse quasi sempre si spegne. Risultato? Ci perdiamo tutti: l'istituto spreca tempo, risorse ed energie e il candidato perde un'opportunità di lavoro. E questo nonostante nei corsi preassuntivi, di cui io sono un formatore, mettiamo tanta passione ed entusiasmo.
Si tratta anche di un tema economico, anche se gli aumenti dell'ultimo rinnovo contrattuale hanno incrementato notevolmente i salari. Come ha reagito la clientela agli aumenti? Siete riusciti a ritoccare le tariffe?
La clientela non ha risposto sempre bene agli aumenti, anzi. In alcuni casi, pur accettando gli aumenti, la committenza ha richiesto di innalzare ancor più l’asticella della qualità dei servizi.
Va detto che però ancora scontiamo un pregiudizio, soprattutto nel nostro territorio: la sicurezza non è purtroppo vista come investimento e valore aggiunto per la salvaguardia degli asset aziendale, ma viene ancora percepita come un mero costo. E in caso di difficoltà, è la prima spesa ad essere tagliata.
Cosa vi aspettate dalla prossima tornata di rinnovo contrattuale, attualmente in fase di trattativa? Auspici? Timori?
Il rinnovo del CCNL è sempre un momento delicato, perché deve combinare aspettative economiche, condizioni di lavoro e trasformazioni del settore.
Parto dagli auspici. Mi auguro che si raggiunga un giusto equilibrio tra condizioni di lavoro, salario e sicurezza. Chi lavora nella vigilanza è spesso esposto a rischi, soprattutto i portavalori: chi ci lavora si aspetta più investimenti in formazione, dispositivi di sicurezza e coperture assicurative.
Quanto alle trasformazioni atto, visto che la sicurezza include da tempo la tecnologia, il CCNL dovrebbe riflettere anche questi aspetti. Un tema forte è anche il riconoscimento del ruolo: meno percezione di “lavoro marginale” e più valorizzazione delle competenze (es. vigilanza armata, controllo accessi, sicurezza integrata)...e forse risolveremo anche la questione della crisi delle vocazioni.
I timori? Spesso gli incrementi vengono spalmati su anni, perdendo efficacia rispetto all'aumento del carovita. Il settore è poi di per sé competitivo e spesso basato sul solo prezzo: questo si traduce in margini bassi e potrebbe portare, in casi limite o specifiche aree territoriali, ad applicazioni non integrali o corrette degli aumenti e dei benefit, a discapito di alcune fasce di lavoratori.
Chiudo con la tecnologia: l’automazione e l'AI sgravano e migliorano il lavoro delle centrali, ma al contempo potrebbero ridurre o cambiare radicalmente alcune mansioni tradizionali. L’operatore potrebbe quindi adagiarsi o sentirsi sminuito, il tutto mentre aumenterebbero le sue responsabilità. Sono tutti temi aperti, sui quali è bene interrogarsi e dare risposte sul piano contrattuale.
In UNIV è entrata nel gruppo Terziario Donna: con quali aspettative? Quali altre istanze andrebbero portate all’attenzione del decisore istituzionale e politico?
Mi aspetto un riconoscimento concreto del ruolo delle donne nell’economia dei servizi attraverso un dialogo stabile con le istituzioni capace di tradurre la presenza delle donne nell’impresa in una politica di crescita strutturale, e con l'obiettivo di trasformare l’equità di genere da tema sociale a leva di sviluppo economico e innovazione.
Cosa portare all’attenzione del decisore? Strumenti dedicati e criteri che valorizzino la solidità dei progetti, non solo le garanzie patrimoniali. Occorre ridurre la complessità normativa e fiscale che grava in modo particolare sulle microimprese, dove le donne sono spesso titolari uniche. Occorre ottenere incentivi per servizi di cura, flessibilità lavorativa e forme innovative di organizzazione del lavoro, per non costringere le donne a scegliere tra impresa e famiglia. E ancora: investire nella digitalizzazione e nelle competenze tecnologiche delle imprenditrici e rafforzare la presenza femminile nei luoghi decisionali, istituzionali, economici e associativi. Infine, bisogna promuovere l’accesso delle imprese femminili agli incentivi legati a innovazione e sostenibilità.