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04 giugno 2026


Intervista a Giuseppe Vaccari, AD di IBS Vigilanza (socio UNIV)

Quasi tutte le aziende del settore parlano di “sicurezza integrata”. Cosa significa oggi? Più tecnologia a supporto degli operatori? Integrazione tra vigilanza armata, servizi fiduciari e controllo remoto? Oppure un nuovo rapporto tra sicurezza privata e sistema pubblico?

La sicurezza integrata è un concetto molto ampio, per cui tutte le definizioni da lei suggerite sono corrette. Tuttavia, se dovessi individuare il vero elemento di trasformazione direi la tecnologia.
Da tempo assistiamo a un cambiamento profondo del settore della vigilanza ed è destinato a durare. La tecnologia non sostituisce i servizi tradizionali, ma si integra con essi e, soprattutto, consente di mettere in campo modelli di business completamente nuovi.

L'aspetto più interessante è lo spostamento del baricentro dei servizi dalla pattuglia sul territorio alla centrale operativa. Lavoro in questo settore dal 1986 e il grande limite storico è sempre stato l'accesso al mercato residenziale: mancavano gli strumenti tecnologici e i costi erano troppo elevati per quel target. Di fatto riuscivamo a servire soltanto aziende, abitazioni di pregio o residenze di imprenditori. Oggi il paradigma si è ribaltato. Installiamo sistemi di allarme collegati alla centrale operativa, effettuiamo verifiche audio-video in tempo reale, filtriamo a monte i falsi allarmi e decidiamo con precisione chi attivare e come intervenire. L'intervento fisico sul posto avviene solo quando è realmente necessario. In passato il principio era opposto: si distribuivano uomini sul territorio e si interveniva quando emergeva un problema.
È un cambiamento radicale e credo che il concetto di sicurezza integrata, oggi e nel prossimo futuro, debba essere letto attraverso questa evoluzione.

Quindi il futuro sarà sul solco di questo presente sempre più tecnologico?

Ne sono convinto. I maggiori volumi di crescita arriveranno proprio dal segmento residenziale e dalla clientela "low end", oggi finalmente raggiungibile grazie alla tecnologia.
Parallelamente, però, sta evolvendo anche l'offerta rivolta ai clienti con esigenze e capacità di spesa più elevate. In questi contesti vediamo una crescente integrazione tra videosorveglianza e sistemi avanzati di videoanalisi, capaci di generare allarmi mirati perché già preclassificati e filtrati.
Sistemi di sicurezza attivi, che non si limitano cioè a registrare eventi ma sono in grado di interpretarli e segnalarli in modo intelligente.
È qui che si giocherà una parte importante del futuro della sicurezza privata, non solo in Italia ma a livello globale.

Nella mia esperienza, prima come commerciale e poi come imprenditore dal 2015 in avanti, ho imparato che il mercato chiede sempre più spesso un'offerta completa. Non basta essere specialisti dei servizi fiduciari o della tecnologia: bisogna saper integrare tutto. È una strategia che crea complessità gestionali, ma è anche la direzione in cui il settore si sta muovendo.

Molti lamentano difficoltà nel reperire e trattenere operatori qualificati. Qual è la situazione nel vostro territorio? Il problema è più salariale, di turnistica, di percezione sociale del mestiere o di ricambio generazionale?

Il problema del recruiting è generalizzato e riguarda tutta Italia. Noi operiamo principalmente nella provincia di Rovigo, dove disponiamo di circa 200 addetti, in prevalenza operatori fiduciari. Pur trattandosi di un territorio che sul piano delle candidature offre ancora qualche possibilità in più rispetto ad altre aree del paese, le difficoltà sono evidenti.

Le cause sono tutte quelle da lei indicate. Sicuramente pesano molto gli aspetti economici, ma il tema principale a mio avviso riguarda l'organizzazione del lavoro. I nostri orari sono speculari rispetto a quelli ordinari: come nel mondo della ristorazione, noi lavoriamo quando gli altri sono liberi e viceversa. Per le nuove generazioni questo rappresenta un forte disincentivo in tema di work/life banace. Non a caso, oggi molte candidature provengono da lavoratori over 50, spesso persone uscite da altri settori che cercano di garantirsi un percorso verso la pensione.

Gli aumenti previsti dall'ultimo rinnovo contrattuale hanno migliorato in parte il quadro retributivo, ma il problema rimane. Inoltre, le normative attuali limitano fortemente il ricorso agli straordinari, che in passato rappresentavano una leva importante per incrementare il reddito dei lavoratori. Oggi i margini sono molto più ridotti e questo incide inevitabilmente sull'attrattività della professione.

E sul piano della percezione sociale?

Anche qui esiste un problema. Le normative e, più in generale, il clima culturale del paese tendono a non valorizzare chi opera quotidianamente per la sicurezza. La guardia particolare giurata si trova spesso a svolgere una funzione di deterrenza, ma con margini di azione sempre più limitati.
L'utilizzo dell'arma è giustamente regolamentato in modo rigoroso, ma il timore di conseguenze amministrative o giudiziarie è molto forte e giustificato. Questo contribuisce a ridurre il riconoscimento sociale della professione e, in alcuni casi, a indebolire anche la motivazione personale di chi la svolge. L'eroismo non è mai premiato.
E il fenomeno, per nolti aspetti, riguarda anche le forze dell'ordine.

Gli aumenti previsti dall'ultimo rinnovo contrattuale hanno inciso significativamente sul costo del lavoro. Come ha reagito la clientela? E che aspettative nutre per il prossimo rinnovo?

Fortunatamente lavoriamo poco con la Pubblica Amministrazione, ma anche il settore privato fatica ad assorbire gli aumenti. Con i clienti più strutturati e dotati di maggiore potere contrattuale ci troviamo spesso a operare con margini estremamente ridotti pur di mantenere il rapporto commerciale e preservare quote di mercato.

Per questo guardo al prossimo rinnovo contrattuale con un auspicio preciso: garantire ai lavoratori retribuzioni più elevate senza aumentare ulteriormente il costo complessivo del lavoro. La strada, a mio avviso, passa attraverso una maggiore detassazione degli straordinari e una riduzione degli oneri che oggi gravano sulle imprese. Sono risorse che preferirei destinare direttamente ai collaboratori piuttosto che disperderle in un sistema di costi indiretti sempre più pesante.

Siete soci UNIV. Quali istanze ritenete prioritarie da portare all'attenzione delle istituzioni attraverso l'associazione?

Ci sono almeno due questioni che considero urgenti.

La prima riguarda il mercato assicurativo. Oggi gran parte degli istituti di vigilanza italiani finisce per rivolgersi a un numero estremamente limitato di operatori internazionali, in particolare ai Lloyd's di Londra. Comprendo che alcune attività, come il trasporto valori, siano considerate ad alto rischio, ma sarebbe auspicabile una maggiore apertura del mercato assicurativo nazionale verso il nostro settore. L'Antintrust potrebbe intervenire in qualche modo?

La seconda questione riguarda le tempistiche burocratiche per il rilascio di autorizzazioni, titoli e decreti. Si tratta spesso di procedure estremamente lente che finiscono per danneggiare sia le imprese sia i lavoratori. Noi siamo chiamati a rispettare termini molto stringenti nei confronti di Prefetture e Questure; sarebbe auspicabile una maggiore reciprocità e una maggiore responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti. Più in generale, credo servano strumenti di valutazione trasparenti sulla qualità e sull'efficienza dei servizi pubblici, analogamente a quanto avviene in altri paesi europei. La trasparenza è sempre un motore di miglioramento.