Dopo un anno nero per il settore del trasporto valori, il 2026 si è aperto con due efferati attacchi a furgoni portavalori: uno il 5 gennaio (che ha colpito un’azienda associata a UNIV) e l'altro due giorni dopo.
Sono punte dell'iceberg di una lunga sequenza di attacchi che confermano l’esistenza di una criticità ormai strutturale, da tempo segnalata da UNIV e già oggetto di un confronto istituzionale che, purtroppo, ad oggi non ha prodotto risposte operative adeguate alla gravità del fenomeno.
È importante sottolineare che ogni colpo al trasporto valori non rappresenta soltanto un attacco ai lavoratori o all’impresa coinvolta nel caso di specie, ma incide sulla sicurezza complessiva del paese e sulla filiera economica (i nostri furgoni portano le pensioni e riempiono i bancomat di contanti). Anche per questo è fondamentale evitare facili semplificazioni o letture parziali che rischiano di distogliere l’attenzione dalle vere priorità. In particolare, soffiare sul fuoco mediatico di presunte corresponsabilità delle imprese non contribuisce certo ad individuare soluzioni efficaci.
UNIV respinge con decisione l’idea che le aziende del settore operino secondo logiche di risparmio o di massimo ribasso, come qualcuno ha adombrato, mettendo a rischio i propri lavoratori.
Le imprese di vigilanza e trasporto valori – è bene ricordarlo sempre - operano all’interno di un quadro normativo stringente e investono costantemente in mezzi, formazione e procedure. Esistono certamente margini di miglioramento, ma è evidente che nessuna impresa può fronteggiare da sola organizzazioni criminali sempre più strutturate e aggressive senza un rafforzamento del sistema complessivo di sicurezza.
Per UNIV è indispensabile un salto di qualità nelle politiche di contrasto, partendo da un più efficace coordinamento tra sicurezza pubblica e vigilanza privata, e da una più efficace attività di intelligence sul territorio atta a prevenire, o quanto meno a intervenire in maniera più idonea, in caso di emergenza. Il tutto ponendo sempre al centro la tutela dell’incolumità dei lavoratori.
In questo quadro, UNIV ritiene opportuno avviare una riflessione concreta anche sull’impiego di tecnologie a supporto della sicurezza, sensori operanti sulla terza dimensione integrati in una piattaforma con IA già in uso sia da Forze Armate sia da Forze di Polizia.
I furgoni portavalori sono geolocalizzati e monitorati: l’integrazione con piattaforme aeree potrebbe rafforzare le capacità di prevenzione, deterrenza e gestione delle emergenze, in coordinamento con le autorità competenti, in particolare lungo le tratte più esposte.
Pensiamo, ad esempio, alla sorveglianza dell’area antistante, retrostante o circostante il mezzo, in particolare nelle fasi di sosta operativa, o all’attivazione di “Sensori smart”, controllabili sia dall’Unità Operativa sia da remoto direttamente dalla Sala Operativa, in prossimità di snodi critici come aree isolate, tratti stradali, guard rail o zone già colpite da precedenti assalti. In caso di segnale di emergenza, il decollo di un dispositivo a controllo remoto, completamente integrato ed interconnesso con la “bolla comunicativa”, consentirebbe la trasmissione in tempo reale di immagini alla centrale operativa o alle forze dell’ordine, fornendo elementi utili anche per la ricostruzione degli eventi e l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza e dei modelli di rischio. Non va inoltre sottovalutato l’effetto deterrente e auspicabilmente dissuasivo.
Si tratta di un tema ancora tutto da verificare e da sviluppare, di concerto con l'autorità di PS, tenendo sempre a mente l'obiettivo: aumentare il livello di protezione e di consapevolezza situazionale. In questa prospettiva, sarebbe utile aprire un confronto con le istituzioni competenti.