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16 febbraio 2026


Intervista ad Antonio Russo, Managing Director di Verisure Italia, Associato UNIV

Verisure ha portato in Italia un nuovo business model: una centrale operativa ipertecnologica e l’intervento su allarme affidato a partnership con gli istituti di vigilanza presenti sul territorio. Un modello che si è dimostrato vincente e che oggi alcuni operatori cominciano a replicare. La vigilanza privata italiana sarà quindi sempre meno “presidio fisico” e sempre più piattaforma tecnologica e di gestione dei dati?


Il nostro modello si basa sulla sinergia tra tecnologia e competenza umana. L’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale ci consentono di raggiungere un numero crescente di clienti e di gestire volumi sempre più ampi in modo efficiente, supportando l’analisi dei dati in tempo reale, i modelli predittivi e i processi decisionali, riducendo in modo significativo i falsi allarmi. Questa capacità di scala rende, al tempo stesso, sempre più rilevante il presidio fisico garantito dagli Istituti di Vigilanza e dai nostri partner sul territorio, che rappresenta l’anello operativo fondamentale del sistema. Ogni allarme viene infatti verificato da una Guardia Particolare Giurata della nostra Centrale Operativa, che valuta il contesto e attiva, quando ritiene che il rischio sia reale, un intervento mirato e tempestivo sul campo. Il fatto che oggi questo approccio venga replicato conferma che la direzione è quella giusta. Il presidio umano è e rimarrà centrale, ma diventerà più specializzato ed efficace, perché supportato da strumenti sempre più avanzati.

Quattro anni fa Verisure parlava dell’attivazione dell’allarme come di un gesto semplice e naturale, come “accendere la luce”. Oggi quella visione si traduce in un modello in cui, una volta attivato il sistema, entra in funzione un servizio di sicurezza monitorato che solleva il cliente da ogni gestione operativa, dalla verifica degli eventi alla manutenzione. A che punto siete oggi in questa evoluzione e quali sono state le principali complessità nel far comprendere questo modello nel contesto italiano?

L’attivazione dell’allarme è un gesto semplice e intuitivo come accendere la luce e rappresenta per noi l’accesso a un servizio completo di sicurezza monitorata. La sfida è stata far comprendere che si tratta di qualcosa di diverso da un impianto da gestire in autonomia, un servizio attivo che accompagna e tutela il cliente nel corso dell’intera giornata, dentro e fuori casa. Oggi la domanda sta evolvendo verso una maggiore prevenzione e protezione proattiva e il nostro lavoro va proprio in questa direzione. Continuiamo a lavorare sulla comunicazione verso tutti i nostri stakeholder, garantendo al contempo qualità del servizio e massima efficienza.

La vostra collaborazione con il Censis è ormai consolidata e vi ha ulteriormente accreditato come interlocutore autorevole nel dibattito pubblico su criminalità, violenza domestica e sicurezza domestica. Che ruolo ritenete debba avere il settore privato della sicurezza in termini di prevenzione “proattiva”, quindi non solo nella risposta all’emergenza ma anche nella riduzione dei reati e nel miglioramento dei tempi di gestione degli allarmi?

Il ruolo proattivo del settore privato si concretizza innanzitutto nella chiarezza della comunicazione e nella capacità di far arrivare il proprio messaggio a un pubblico sempre più ampio e differenziato. In secondo luogo, nella possibilità di proteggere un numero crescente di cittadini, ampliando, quindi, la base clienti e la copertura territoriale del servizio. La presenza capillare consente infatti di sviluppare una lettura più ampia delle dinamiche di rischio, non solo nei grandi centri urbani ma anche nelle aree meno presidiate, dove i bisogni di sicurezza cambiano in base a contesti e abitudini. Accanto a questo, la prevenzione gioca un ruolo centrale. Individuare le minacce prima che diventino eventi critici e garantire tempi di risposta rapidi permette di intervenire in modo efficace, limitando le conseguenze e aumentando il livello complessivo di protezione.

I dati che emergono dalle vostre ricerche – in particolare quelli sulla violenza di genere, che si consuma ancora prevalentemente in ambito domestico – pongono un leader della sicurezza residenziale come Verisure di fronte a nuove responsabilità. Qual è, secondo lei, il confine tra tecnologia di protezione e ruolo sociale dell’azienda?

Essere presenti ogni giorno nelle case degli italiani significa anche confrontarsi con ciò che accade all’interno delle mura domestiche e i dati mostrano che la violenza di genere si consuma ancora prevalentemente in questo ambito. Quando l’esperienza e i numeri restituiscono un quadro così chiaro, è inevitabile chiedersi quale contributo si possa dare. La nostra Centrale Operativa gestisce oltre 600.000 scatti d’allarme al mese e intercetta un numero crescente di richieste di aiuto da parte di donne che vivono situazioni di pericolo in casa. Un fenomeno che è aumentato soprattutto negli ultimi anni. Da questa consapevolezza è nata, nel 2022, la collaborazione con Differenza Donna, Associazione con cui abbiamo sviluppato protocolli operativi e percorsi formativi per gli operatori della Centrale Operativa, con l’obiettivo di riconoscere tempestivamente questi casi e gestirli in modo corretto ed efficace. Un lavoro che ha già consentito di intervenire concretamente in diverse situazioni reali.