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07 gennaio 2021


UNIV si batte per la sicurezza su La Repubblica

"UNIV si batte per riscrivere il futuro della sicurezza". Così titola La Repubblica di Domenica 3 Gennaio 2021. Di seguito l'articolo che il prestigioso quotidiano ha dedicato alla nostra Associazione: UNIV, Unione Istituti Italiani di Vigilanza.

Sembra quasi pletorico commentare la chiusura di questo annus horribilis. Sebbene il nostro settore sia stato toccato meno di altri, le imprese hanno comunque registrato un notevole calo di fatturato, ancorché variabile da servizio a servizio. La pandemia ha portato infatti in superficie nuove necessità, quali la gestione del social distancing e la rilevazione della temperatura corporea, che si sono tradotte in opportunità di business per il comparto. E in una visibilità finalmente massiva della qualità del lavoro delle nostre guardie, chiamate eroi nei tempi più duri della lotta al Covid e insignite del cavalierato della Repubblica dal Presidente Mattarella.

Il volume portato dai nuovi servizi di sicurezza “sanitaria” non è però stato sufficiente a mitigare il crollo verticale della circolazione del contante, che ha toccato picchi di -75% tra marzo e aprile e che registra ancora un -30% in ambito bancario e un -20% nella grande distribuzione organizzata. L'orientamento politico apparentemente diretto ad un'abolizione tout court del contante, assieme alla demonizzazione (peraltro non suffragata da evidenze scientifiche di nostra conoscenza) delle banconote e della moneta quali vettori di contagio, ha originato ripercussioni drammatiche sul segmento del trasporto e della contazione di valori. Parliamo di una filiera che occupa 6000 soggetti per circa 400 milioni di fatturato e che rischia di saltare in aria.

Nella gestione economica della crisi si è peraltro dimenticato completamente il settore della sicurezza privata, che non contempla solo la vigilanza (danneggiata, come visto, solo in parte), ma anche comparti che sono stati messi in ginocchio dalla chiusura dei principali committenti (eventi e fiere, cinema, stadi, discoteche ecc), come chi opera nei servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento, o chi si occupa di investigazione privata. Segmenti che solo in questi giorni cominciano ad essere presi in considerazione in vista di possibili ristori.

Il Coronavirus è quindi stato un moltiplicatore di criticità per un settore ignorato da sempre dal decisore politico. La vigilanza privata è in massima parte ricorsa alla cassa integrazione, con alterne fortune in termini di riscossione, ma ha dovuto alzare le braccia sul rinnovo del CCNL per dipendenti da Istituti e Imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari: in uno scenario così incerto sulla tenuta economica del paese, oltre che della sicurezza privata nello specifico delle sue problematiche, non era pensabile assumere impegni che le imprese avrebbero poi potuto non essere in grado di onorare. “L'orizzonte programmatico con il quale si confrontano oggi le imprese non è quinquennale né annuale, ma ormai nemmeno mensile: si naviga a vista, con business plan da modificare settimanalmente. Auspichiamo tuttavia che, dopo lo sciopero che si è tenuto la Vigilia di Natale, si possano riprendere le trattative con un rinnovato sforzo di mediazione e concertazione all'insegna della fattibilità, che permetta di raggiungere un punto di equilibrio fra istanze datoriali e sindacali” - dichiara Anna Maria Domenici, Segretario Generale di UNIV, Unione Nazionale Imprese di Vigilanza Privata, aderente a FederSicurezza/Confcommercio imprese per l'Italia.

Lo sciopero non è del resto che la lugubre cartina di tornasole di problematiche di ben più ampio spettro. Il settore soffre infatti un cortocircuito comunicativo con la propria autorità tutoria, il ministero dell'Interno, sempre sollecito a censurare, ma assai meno a sostenere il comparto e a difenderlo dagli abusi. Questo stallo di comunicazione con gli stakeholders ha arenato una parte regolamentare che richiedeva invece interventi urgenti, danneggiando un mercato già stretto tra la morsa del Covid e fenomeni di deregulation da un lato e iper-regulation dall'altro, ma anche abusivismo, invasioni di campo e dumping contrattuale. Il tutto nell'indifferenza dell'amministrazione, che si è espressa giusto per tutelare i propri uffici rispetto ai possibili ritardi nell'evasione delle pratiche. Si noti che durante il lockdown il Ministero dell'Interno ha sospeso le pratiche di rinnovo e rilascio delle licenze, impedendo a diversi lavoratori di prendere servizio. Inoltre l'autorità è rimasta a guardare mentre bandi di gara blasonati aprivano a figure non qualificate, o addirittura al volontariato, per servizi che sarebbero esclusivi della vigilanza privata. Ancora più grave il perdurante silenzio in materia di antipirateria marittima: la mancata proroga del D.L. 107/2011 ha infatti per mesi impedito a molti operatori di erogare i servizi, aprendo le porte allo scippo definitivo dei contratti in un settore nel quale la concorrenza estera è molto aggressiva.

Purtroppo – continua Anna Maria Domenici - l'Amministrazione dell'Interno e il decisore politico continuano a considerare la sicurezza privata come figlia di una divisa minore, con briglie normative e regolamentari che aumentano i costi e impediscono di esplorare mercati che all’estero sono pane quotidiano. Perché un settore socialmente indispensabile come il nostro deve essere tassato con un'aliquota IVA ai massimi livelli? E perché si impedisce di fatto agli operatori italiani di esplorare mercati che sono invece assai floridi per la concorrenza estera?

UNIV chiede che lo Stato applichi l’IVA agevolata ai servizi di vigilanza privata, che attivi fondi interprofessionali o programmi di formazione finanziati dall'UE per gli operatori della security, oltre a percorsi formativi per le guardie giurate in sinergia con quelli delle forze dell'ordine. Un altro punto fondamentale è che vengano ampliati gli spazi di mercato con l’apertura alla difesa della persona fisica (dal bodyguarding alla VIP protection, tuttora non ammesse dalla nostra legislazione) e alla protezione dei compound militari. Non da ultimo, un pensiero sulla vaccinazione: gli operatori della sicurezza, da sempre molto esposti al virus, andrebbero a buon diritto annoverati tra le categorie che hanno diritto ai circuiti prioritari.

Queste le istanze di UNIV per un futuro che si prospetta a tinte fosche e che dovrà per forza essere immaginato tenendo presente la lezione che ci ha impartito il Covid: servono maggiore resilienza nelle gestione delle imprese, oltre a flessibilità e rapidità di adattamento rispetto a richieste ed esigenze che mutano a velocità mai incontrate sinora. Focus quindi su telecontrollo e telesicurezza, integrazione più spinta tra uomini e tecnologie, ma anche tra sicurezza fisica e sicurezza logica, come pure tra servizio e consulenza a 360°, e infine focus sulla capacità di formulare offerte adeguate al target residenziale, visto che il lockdown ha trasformato la casa in un hub di connettività, lavoro e scuola che esige in primo luogo sicurezza.

La mancanza di dialogo tra stakeholders del settore e istituzioni ha prodotto clamorosi autogol, che sono stati pagati dalle imprese e dai lavoratori, danneggiati a cascata” – continua Anna Maria Domenici. “Da qualche tempo ravvisiamo qualche spiraglio di ascolto: auspichiamo che si tratti di un'inversione di tendenza che ci permetta di guardare con minore preoccupazione alla scadenza del 31 Marzo, quando – con tutta probabilità – si sbloccherà il divieto di licenziamento, con seri rischi per la tenuta occupazionale anche nel nostro settore”.