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30 ottobre 2018


Strage Tribunale di Milano, paga la guardia giurata

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La Corte d'Appello di Brescia ribalta la sentenza di assoluzione in primo grado. Gabriele: sentenza inaccettabile che colpisce l’anello debole per coprire più alte responsabilità

La Corte d'Appello di Brescia ha ribaltato la sentenza di primo grado del processo a carico di Roberto Piazza, la guardia giurata in servizio al Tribunale di Milano il 9 aprile 2015, quando Claudio Giardiello uccise tre persone. 

Piazza, assolto in primo grado, è stato condannato a tre anni per omicidio plurimo colposo, accogliendo così la richiesta del sostituto procuratore generale Bonfigli. Secondo l'accusa, Piazza non avrebbe fermato Giardiello nonostante dai monitor si intravedessero delle macchie scure nella borsa che l'uomo stava introducendo nel palazzo, dove poi uccise il coimputato Giorgio Erba, l'avvocato Lorenzo Claris Appiani e il magistrato Fernando Ciampi.

Il legale di Roberto Piazza ha già annunciato ricorso in Cassazione avverso una sentenza rispetto alla quale, oltre all’evidente disappunto, ha preferito non pronunciarsi ulteriormente. A parlare è stato invece Aldo Claris Appiani, padre di Lorenzo, una delle vittime, che ha manifestato profonda delusione contro una sentenza inaspettata che ha reso la guardia giurata il “capro espiatorio di responsabilità ad altri livelli che non sono state messe in evidenza", uno scaricabarile senza precedenti da parte della dirigenza giudiziaria e amministrativa. 

“Una sentenza inaccettabile - commenta Luigi Gabriele, Presidente di FederSicurezza - che ci lascia al tempo stesso allibiti ma purtroppo tutt’altro che sorpresi. Colpire l’anello terminale di una catena di possibili disfunzioni, certamente non riconducibili alla responsabilità attiva della guardia giurata incriminata, più che un atto di condanna o, absit iniuria verbis, di giustizia, sembra, a nostro parere, l’infelice espressione della ricerca di un momento assolutorio di ben altre responsabilità che, in questo modo, rimangono “coperte” nel peggiore dei modi.

Il costante riferimento che di recente politica e Governo fanno al problema sicurezza potrebbe, anzi dovrebbe, tra le altre cose - e ci attiveremo in tal senso -, dar luogo a un meccanismo virtuoso che dia modo di individuare i necessari correttivi alle attuali disfunzioni, in modo da evitare che la magistratura non trovi livelli diversi da quelli dell’operatore terminale da punire per soddisfare un malinteso senso di giustizia. Da parte nostra - conclude Gabriele - ci attiveremo rivolgendoci ai due Ministeri interessati, Interno e Giustizia”.